Chi arriva qui
Quasi nessuno arriva perché sta male.
Arriva chi ha una vita che da fuori funziona e da dentro non lo riguarda più. Si è perso in casa propria — ed è lì che è più difficile accorgersene: da fuori non manca niente.
Arriva chi fa un mestiere che non gli somiglia, e chi in certe stanze si sente un pesce fuor d’acqua. Chi è fermo, spento, confuso, e non sa dire da quando.
Arriva chi una cosa non l’ha mai cominciata, perché pesa troppo quello che direbbero gli altri. E arriva chi è giovane, e la strada che gli indicano non è la sua: nessuno gli ha ancora chiesto cosa è destinato a essere, e intorno ha strade che promettono molto e prendono tutto.
Arriva chi è sempre allo stesso punto. Stessi ostacoli, stesse persone, stesse situazioni — come se qualcosa remasse contro. Prima o poi smetti di chiamarla sfortuna.
Arriva chi sta attraversando un passaggio — una separazione, un lutto, un’eredità, un figlio che esce di casa, un’attività che cambia mano — e vuole attraversarlo intero invece di subirlo.
E arriva chi non porta sé stesso. Porta una casa che non trattiene, un’attività che vale più di come si racconta, un gesto che una volta era suo e adesso esce solo corretto.
↑ torna all’inizio